E-Motions

A proposito di mimose

Ieri era l’8 marzo e non mi aspettavo grandi cose. Un venerdì come tanti, da trascorrere per lo più a casa tra un capitolo della tesi e una tazza di tè.

Ricordavo di avere un appuntamento con mamma per la sera: ore 20.45, Salone delle Feste di Palazzo Ragazzoni. Così avevo schedato quell’impegno nella mia agenda mentale, senza particolare enfasi, anzi, onestamente credevo mi sarei annoiata, convinta fosse “una cosa da vecchi”.

“Laura Basso, la donna che volle essere editore”. Ammetto che la locandina avesse realmente suscitato il mio interesse. Quel giorno ero di ritorno da una passeggiata e mi sono letteralmente scontrata contro il manifesto. No, non ci ho sbattuto contro, almeno non fisicamente, ma i miei sensi sì. Subito mi hanno colpito i colori tenui e la sagoma di una donna dai capelli arancione pastello che innaffia un libro da cui cominciano a sgorgare le parole.

E poi il titolo: “…volle essere editore“. Ultimamente ho letto dei libri speciali, uno in particolare racconta la storia di una rilegatrice. Così ho iniziato a viaggiare con l’immaginazione attraverso il mondo della carta stampata, della tipografia, della grafica e dell’editoria. Ed ecco il motivo per cui il titolo sia entrato così facilmente in sintonia con me, tanto da convincermi a parlarne con mamma ed organizzare una seratina “fra donne”.

Ma poi, chi è Laura? Non mi ero minimamente soffermata su chi potesse essere e dove si trovasse in quel momento. “Ha rilegato i libri di Titti” mi ha spiegato un po’ distrattamente zia Laura (omonima per puro caso), diretta al tavolo con alle mani due piatti di crespelle fumanti. Era domenica, avevo appena letto la locandina, ne parlavo con curiosità, ma senza troppo trasporto, e non ci ho più pensato per il resto della settimana.

Chi è Laura? Laura ieri sera sembrava essere un filo di lana rosso che si dipana da un gomitolo e avvolge uno dopo l’altro tutti i presenti, dagli amici più stretti agli sconosciuti, come me.

Le persone che hanno raccontato alcuni momenti particolari della vita di Laura l’hanno quasi materializzata e l’hanno descritta con tanta naturalezza e confidenza, quella di chi si è seduto più volte al suo stesso tavolo per mangiare insieme o di chi le ha dormito accanto, pensando che non ci fosse niente di più quotidiano di quel momento. Così per un attimo mi è sembrato di conoscere Laura da una vita, divenuta come una delle protagoniste dei miei libri, di cui immagino le imprese con così tanta chiarezza da renderle quasi vere e presenti. E mi stupisco ogni volta di come le relazioni vadano ben oltre quello che possiamo vedere o toccare.

Laura volle essere editore. “Volere è potere” diceva. Il potere di plasmare me stessa, come fossi fatta di argilla, mi dà la libertà di assumere tutte le forme che desidero, una diversa dall’altra, una indipendente dall’altra. Questo messaggio di solito è proposto al femminile, ma è per tutti, indistintamente. L’importante è non essere troppo duri con se stessi.

E quando non riuscirò più a cucinare, beh…leggerò le ricette!

Grazie Laura.

Valeria

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